14 aprile 2020

Coronavirus: le storie belle ed etiche. L’azzurra della pallanuoto Giulia Viacava torna a fare l’infermiera: "Voglio fare la mia parte"

Prendi una campionessa di pallanuoto, toglile la calottina e falle indossare la cuffietta verde da infermiera. Ecco a voi Giulia. Siamo a Genova, dove il difensore del Setterosa con il campionato fermo ha deciso di scendere in campo lo stesso, questa volta accanto agli anziani. Capiamone di più. Un sorrisone grande e un gran carattere Giulia Viacava, in vasca difensore del Setterosa, la nazionale di pallanuoto che in un momento di stasi del mondo sportivo e forzatamente a riposo nella sua bella Liguria rispolvera la sua laurea triennale in infermieristica. “Ferma non ci so stare, voglio fare la mia parte, sentirmi utile!

Non è stato difficile. Nelle residenze per anziani la situazione è drammatica, il personale è ridotto. Racconta di turni di notte in cui solo in due con circa cinquanta ospiti da seguire e curare e fa leva sul proprio allenamento per affrontare la stanchezza. E’ molto motivata Giulia parla di unione, compattezza: “fino a ieri con le mie compagne di squadra oggi con i miei colleghi qui, nella Rsa”.

E, ammette Giulia, aiuta anche avere un fisico da atleta: "Non mi aspettavo che fosse così impegnativo. Oggi dalle 7 di mattina alle 9 di sera, credo di non essermi mai seduta e non vedo l’ora di andare a dormire. Ma oltre alla forma fisica è importante quella mentale, mantenere equilibrio, serenità, tenere il cervello in esercizio. Può sembrare strano ma anche avere in testa gli schemi della pallanuoto e essere abituata a elaborarli è utile". Anche perché bisogna tener conto che il personale è decimato dalla malattia e davvero serve tanto tanto aiuto.

La scelta di lavorare in una residenza per anziani non sembra comune per una ragazza così giovane ma è lei stessa a spiegarlo: “Invece è proprio quello che volevo. Mi piacciono i miei vecchietti. Magari fanno i capricci, non vogliono mangiare o andare a dormire, a volte sono quasi come bambini. Sono loro adesso i più fragili, quelli che hanno bisogno. In loro vedo i miei nonni che mi mancano tanto”.

Giulia è figlia d’arte, se possiamo utilizzare questa perifrasi, non è arrivata per caso a studiare da infermiera: "Mio papà è chirurgo e mia mamma è infermiera ma non mi hanno mai forzato. Mi hanno sempre detto: fai quello che vuoi. Vedere la passione che mettono nel loro lavoro può avermi influenza ma ho scelto da sola". Nel futuro c’è ancora la pallanuoto? "Sicuramente. Voglio togliermi ancora qualche soddisfazione. Ma la mia strada è qui. È questo che io voglio fare, ne sono sicura".

Che dire? Oltre la bellezza e la bravura anche un gran cuore. La pandemìa fra tutti i mali che portato, ha fatto emergere altresì la generosità e la devozione del personale medico sanitario e tanta tanta solidarietà, Brava Giulia!

Fonte: Corriere.it

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