13 aprile 2020

La lotta al coronavirus in Italia, tra farmaci efficaci a ridurre i sintomi e sperimentazioni cliniche negli ospedali italiani

L’Italia ha senz’altro contribuito in maniera incisiva alla cura del Covid-19, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo dei farmaci anti-artrite reumatoide sperimentati per la prima vota dall’Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli. Tuttavia, questa tecnica diventata popolare a livello mondiale per gli ottimi risultati, non è l’unico contributo fornito dall’Italia al mondo intero.

Lo studio sui convalescenti

Intanto l’ Istituto nazionale malattie infettive dell'ospedale Spallanzani di Roma e Toscana Life Sciences di Siena hanno avviato un progetto che punta a usare le risorse dei pazienti convalescenti per trovare una terapia. L’idea è clonare gli anticorpi monoclonali delle persone che stanno guarendo.

Su indicazione del Centro nazionale sangue, organismo dell’Istituto superiore di sanità alcuni ospedali hanno dato il via a questa sperimentazione. In particolare, il protocollo clinico-sperimentale è stato sviluppato dalla Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, in collaborazione con altre strutture come quelle di Mantova e Lodi, e dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova. E ci sono già circa una ventina di pazienti gravi per cui questo trattamento ha avuto successo.

Anticorpi monoclonali e farmaci contro l’artrite reumatoide

Il tocilizumab è un anticorpo monoclonale usato nell’artrite reumatoide, che blocca gli effetti dell’interleuchina-6, proteina coinvolta nella risposta infiammatoria. Su questo farmaco era già in corso uno studio clinico di fase due e il 3 aprile 2020 l’Aifa ha autorizzato uno studio clinico di fase 3 – l’ultimo stadio della sperimentazione – randomizzato e in doppio cieco, in diverse sedi in Italia, che dovrebbe concludersi entro la metà di maggio 2020. Lo studio nasce dall’esito positivo di una ricerca in Cina secondo cui il tocilizumab ha prodotto incoraggianti benefici clinici in 21 pazienti affetti da polmonite grave dovuta a Covid-19. L’Aifa, inoltre, ha autorizzato la sperimentazione clinica dell’anticorpo monoclonale emapalumab, nonché di sariluma e anakinra, già in uso sempre nell’artrite reumatoide – quest’ultimo, anakinra, insieme al tocilizumab, potrebbe essere promettenti come spiega un articolo su Nature.

Ruxolitinib, la sperimentazione e l’uso compassionevole

Dal 24 marzo 2020, come rendono noto alcune testate locali e nazionali, all’ospedale di Livorno è iniziata la sperimentazione con un altro farmaco, ruxolitinib, già impiegato in ambito ematologico. E a distanza di pochi giorni l’Aifa ha approvato un protocollo per l’uso compassionevole – quando una sperimentazione non è ancora finita si può ricorrere all’uso compassionevole, destinato ai pazienti con malattie gravi o rare. In questo caso l’utilizzo di ruxolitinib riguarda i pazienti con Covid-19 e con insufficienza respiratoria, che però non hanno bisogno di ventilazione assistita invasiva.

Ripercorrendo la storia del ruxolitinib, questo medicinale è già utilizzato per alcune malattie del sangue, come la mielofibrosi (qui le indicazioni dell’Ema) ed è studiato in diversi tipi di tumore. Il giornale Il Tirreno riferisce che tutto è partito dall’ematologo di Livorno Enrico Capochiani. L’esperto, insieme al suo team, ha mostrato i primi successi della somministrazione di questo farmaco. Medicinale che, in un gruppo (per ora) piccolo di pazienti (circa 8 ma alla sperimentazione si stanno aggiungendo altri ospedali) con insufficienza respiratoria è riuscito a evitare la rianimazione e l’intubazione e a migliorare le condizioni cliniche.

Il farmaco giapponese

L'Aifa ha approvato anche la la sperimentazione sul farmaco giapponese Avigan, già avviata in Veneto e Piemonte. Mentre parte oggi un nuovo studio clinico, che ha ricevuto il "Sì" dell'Aifa  e che vedrà coinvolti quattro grandi ospedali italiani. Valuterà l'efficacia e la sicurezza di due farmaci biologici in uso per patologie autoimmuni, anakinra ed emapalumab, nel trattamento delle complicanze da Covid-19. Mentre è stato bocciato un farmaco anti-Hiv,  sperimentato in Cina

Farmaci off-label, antivirali e antimalarici

Fra gli antivirali, la combinazione di lopanivir e ritonavir utilizzati per il trattamento dell’infezione da hiv è consentita off-label nei pazienti con Covid-19 con sintomi non gravi, soltanto seguendo le indicazioni del piano nazionale di gestione dell’emergenza. Anche gli inibitori delle proteasi darunavir/cobicistat, impiegati nel trattamento dell’infezione da hiv, possono essere utilizzati al di fuori delle loro indicazioni d’uso sempre all’interno del piano nazionale indicato dall’Aifa. Lo stesso vale per alcuni antimalarici, quali clorochina e idrossiclorochina (non ad uso preventivo come chiarisce l’Aifa).

Fonte: Wired

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