10 aprile 2020

A 69 anni a bordo di un’ambulanza per salvare le vite, Aniello non si ferma e porta avanti la sua battaglia

Ha deciso di restare a bordo della sua ambulanza, di prestare servizio e aiutare le persone in difficoltà come ha sempre fatto finora. Aniello Iardino, il papà di Elisabetta – la dottoressa in trincea a Milano, di cui abbiamo raccontato nei giorni scorsi – ci ha raccontato la sua storia e la sua battaglia. Un racconto che ha mole similitudine con quello di Elisabetta, 32 anni, impegnata alla clinica San Carlo di Milano nel reparto Covid; lui 69 anni, a bordo di un’ambulanza del 118, che di giorno e di notte assiste e trasporta ammalati in ospedale da Portici, Ercolano e Torre del Greco.

Aniello lavora “d’urgenza” ed è lui che arriva quando si chiede aiuto al 118 ed è lui il primo ad entrare in contatto con possibili ammalati di coronavirus, ed è sempre lui che da oltre 20 giorni dorme lontano da sua moglie e dalle sue due figlie, per paura di contagiarle.

Aniello è un operatore del 118 e un dirigente dell’Asl Napoli 3 Sud, sarebbe dovuto andare in pensione due anni fa ma ha deciso di restare al servizio degli ammalati. “Lo faccio per passione – ha spiegato – l’ho sempre fatto”. “Non è un momento semplice, i cittadini ci chiamano per ogni esigenza, anche per un mal di gola in questo periodo. Ma non dovrebbe essere il 118 a rispondere a queste telefonate, ma i medici di base. Io non ho paura di ammalarmi, vivo ormai distante dalla mia famiglia, quindi non temo di poter contagiare qualcuno, temo quello che sto vedendo in questi giorni: noi operatori del 118, spesso senza neanche le giuste protezioni, siamo costretti ad andare a casa delle persone che non necessitano di ospedalizzazione, e quelle che necessiterebbero di una cura intensiva si rifiutano per pura di ammalarsi direttamente in ospedale”.

Dunque, Aniello, nonostante l’età ha deciso di non arrendersi e continuare a lavorare per il bene dei cittadini. Tutti i giorni sale a bordo della stessa ambulanza e il centralino inizia a squillare, spesso sono persone che hanno solo paura, che vogliono un conforto. Perché in questo momento, anche il più semplice dei raffreddori spaventa: “A volte ci troviamo da persone che in realtà non hanno niente, ma sono spaventate. Anche i decimi di febbre fanno paura – prosegue l’operatore -. Oggi metto la tuta arancione e continuo a svolgere il mio lavoro, lontano da mia moglie e dalle mie figlie, ma so che tornerà a splendere il sole. Purtroppo, ci troviamo davanti a qualcosa di ancora sconosciuto, ma anche questa pagina sarà voltata”.

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