09 aprile 2020

App per tracciare i contagiati nella “fase 2”, adesso diventa realtà: scelte le tre aziende che svilupperanno il softwer

Il dossier è stato consegnato al ministro dell’Innovazione Paola Pisano. Sono tre-quattro le società (su 319) considerate in grado di fornire la app per tracciare gli spostamenti dei cittadini. Subito dopo, i risultati verranno inviati al governo e, presumibilmente, sarà il premier Giuseppe Conte ad annunciare l’azienda sulla quale cadrà la scelta.

Sembra ormai certo che saremo monitorati costantemente perché, “la fase 2”, prevista dal prossimo 4 maggio, potrebbe essere facilitata dall’analisi degli spostamenti della popolazione, come avvenuto in altri paesi. “I lavori sono ormai conclusi”, ha confermato Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e rappresentante dell’Italia per l’Oms.

Gli esperti hanno analizzato le applicazioni producendo due relazioni tecniche, una sulla privacy e una sull’analisi delle soluzioni. “L’applicazione - ha spiegato la ministra durante un’audizione alla Camera, in Commissione Trasporti - dovrà rispettare “sette” condizioni, tra cui la volontarietà di partecipazione. E i dati dovranno essere resi sufficientemente anonimi da impedire l’identificazione dell’interessato”.

I lavori sono conclusi ma non sarà facile far partire il sistema

La Apple, a esempio, ha molti blocchi rispetto all’invio automatico delle informazioni. Infatti, la parte dei dati mancanti nel tracciamento attuato a Singapore è proprio quella relativa a molti possessori di iPhone, che non permettono alle applicazioni di inviare dati tramite bluetooth in background. Il sistema preferito sul quale si svilupperà è quello via bluetooth, che consentirebbe di identificare gli smartphone venuti a contatto con quello di un soggetto positivo al virus.

I possessori di questi cellulari riceverebbero, attraverso la app, una segnalazione, inviata in via automatica o con il coinvolgimento delle Asl, con l’invito a sottoporsi ad accertamenti. Anche da Bruxelles, intanto, stanno arrivando molte raccomandazioni affinché si limiti l’uso dei dati personali a fini medici, garantendo il rispetto dei diritti fondamentali e la collaborazione tra autorità sanitarie pubbliche e l’Ue.

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