02 aprile 2020

Il modello di Ercolano arriva in Spagna e nel mondo, record di denunciati nella città degli Scavi

Il sindaco Ciro Buonajuto è uno abituato a lottare. Lo ha fatto lanciando negli anni scorsi il “modello Ercolano”, quello fondato sulla lotta alla camorra per favorire cultura e turismo: un’azione congiunta con le forze di polizia e la magistratura che è riuscita a portare in cella 500 tra boss e gregari della malavita organizzata. Ma questa è tutt’altra guerra, più silenziosa e forse anche più pericolosa. È la trincea del coronavirus, una malattia che attacca i polmoni, partita dalla Cina. L’amministrazione comunale, le forze dell’ordine, questa volta combattono a suon di ordinanze e leggi del governo centrale.

L’ultima legge comunale, fortemente voluta dal primo cittadino è quella che riguarda l’obbligo di fare la spesa a Ercolano per ordine alfabetico, un solo componente della famiglia – certo può sembrare una scena da dopoguerra di gente che aspetta la propria razione in fila – ma qui si parla di vita o di morte. Di un contagio catastrofico che nei giorni scorsi è sembrato non spaventare i cittadini che nonostante il decreto “Io resto a casa” – oggi con multe fino a 3.000 euro per chi infrange il coprifuoco – si sono comunque formati assembramenti e comportamenti scorretti.

La lotta

Così, Buonajuto ha dovuto vietare le spese “inutili” dei cittadini, le file al supermercato a vuoto. Questo metodo è stato osannato a livello mondiale e addirittura riportato anche tra le pagine del “El Mundo”, uno dei principali quotidiani spagnoli. Ma non è solo l’ordinanza ad aver fatto discutere in maniera positiva del comune ai piedi del Vesuvio, perché stando ai dati passati dalla prefettura, Ercolano è una delle città con maggior numero di denunciati e quindi controlli. No, niente da esultare: tante denunce significano numerosi comportamenti scorretti e, infatti, nella prima settimana di “spesa monitorata” si sono registrate numerose denunce.

La riflessione del sindaco

basta aprire il telegiornale, leggere i giornali, per capire di coronavirus si muore. In questo periodo ho sentito parlare di campagna elettorale e questo fa male. Perché a me ora della politica non importa, non mi interessa il consenso: mi interessa la salute pubblica, quella della mia città. Ora sono il sindaco e ho il dovere di tutelare i cittadini la riflessione di Ciro Buonajuto-. A volte mi fermo a pensare che dovrei stare a casa, ho genitori anziani e figli piccoli, ma sono al lavoro per prendere ogni giorno decisioni importanti per la città e chiedo a tutti un ulteriore sforzo”. Un commento sincero, che arriva in un momento di estrema difficoltà.

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