28 marzo 2020

La fine della quarantena e la vita che riprende: ce la faremo, ripetono da palazzo Chigi, torneranno anche i baci al tramonto

Passano lenti e uguali i giorni, il volto è sempre diretto verso la finestra e lo sguardo che punta all’infinito, quell’orizzonte che abbiamo sempre cercato di raggiungere. Alle 18 arriva quel bollettino della morte, quella conferenza stampa della Protezione Civile che riporta i decessi e i nuovi contagi - a oggi quasi 64.000 - e il cuore si ferma tra dubbi e perplessità vedendo quella curva che non scende. Finirà? Certo, tutto questo finirà lo assicurano gli esperti. Ma ora la situazione è drammatica, ci sono i decessi e c’è chi non lavora più. Aziende che falliscono e un default finanziario alla porta.

 Ma “Andrà tutto bene” ripetono da palazzo Chigi. “Ce la faremo” è la speranza di cui tutti abbiamo bisogno per credere che la vita tornerà alla sua normalità, regolare come un bacio alle prote della notte. Anche se tutto questo appare così lontano adesso.

Ma per ora è già una fortuna non aver dovuto dire addio ai propri cari mentre si aspettano con ansia le parole di conforto da parte del premier Giuseppe Conte, che proprio in questi giorni dovrebbe tornare a parlare all’Italia a reti unificate e forse annuncerà le parole più pesanti: una proroga della quarantena almeno fino alla metà di aprile, come già accaduto in Campania per volontà de governatore Vincenzo De Luca.

Vicini ma lontani

C’è chi è fortunato e in questi giorni è con la sua famiglia a riscoprire un vecchio film o una cena dal sapore del trionfo, magari una partita a carte con gli smartphone spenti, ma c’è anche chi è solo e da solo lotta. Arrivano immagini sui vari social di videochiamate di gruppo e sorrisi dietro uno schermo, di chi ha ancora voglia di ridere e scherzare con le persone che hanno fatto parte della vita fino a questo drammatico momento. Restare a casa, anche se da soli e magari lontani dalla propria famiglia, oggi dunque resta l’unica arma contro il virus cinese. Incrociare le dite e sparare rimane un conforto necessario per superare una delle pagine più buie degli ultimi cinquanta anni.

La trincea

Poi c’è chi è dietro le linee nemiche e lotta con il sudore sulla fronte e i denti serrati. Si tratta dei medici e delle forze dell’ordine che cercano di battere il virus, di salvare vite ed evitare nuovi contagi. A oggi i medici infetti – 44 quelli deceduti – sono oltre 6.000 e alcuni di loro non ce la farà a tornare dalle proprie famiglie, un po’ come al fronte in guerra. Ma anche questa triste pagina un giorno sarà voltata e la luce farà spazio a un nuovo giorno, quello degli abbracci e della vita che riprende.

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