26 marzo 2020

In fumo 53 miliardi di euro (più di quelli stanziati dal Governo per superare la crisi), l'analisi di Confcommercio

Adesso a spaventare quasi quanto il virus è l’economia. Lo scenario futuro ma anche quello presente, è drammatico sotto ogni punto di vista: l’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, in una lettera al Financial Times, ha specificato che occorre agire alla svelta e aumentare il debito pubblico per evitare che la crisi diventi una depressione prolungata. Uno scenario piuttosto imminente considerando che, a oggi, l’Italia ha stanziato 50 miliardi di euro (in realtà per ora 25 miliardi e il resto in previsione) per superare la crisi, a fronte dei 53miliardi di euro che secondo Confcommercio andranno in fumo nel 2020. A riprendere questi dati allarmanti è l’Ufficio Studi Confcommercio: il protrarsi delle chiusure delle attività produttive e di quelle del terziario - come il commercio, il turismo, i servizi, i trasporti e le professioni - e con la prospettiva che questa situazione si prolunghi nel tempo, "La situazione economica e il calo dei consumi sono destinati a peggiorare".

 È la previsione sugli effetti del lockdown a causa del coronavirus. E sottolinea l’Ufficio: "Si fa, quindi, più realistica l'ipotesi della riapertura del Paese solo all'inizio di ottobre, con una riduzione dei consumi di oltre 52 miliardi e un calo del Pil di circa il 3%, stime che incorporano anche gli aiuti stanziati con l'ultimo decreto". Salta quindi, nella difficoltà di prevedere a breve il ritorno ad una situazione "normale", la previsione più ottimistica che era quella della "riapertura" dell'Italia a giugno che avrebbe comportato, per il 2020, la perdita di 1 punto di Pil e 18 miliardi di consumi.

I settori che saranno più colpiti - prosegue la nota - sono alberghi e ristorazione (-23,4 mld di consumi nel 2020), trasporti e acquisto autoveicoli (-16,5 mld), cultura e tempo libero (-8,2 mld), abbigliamento (-6,6 mld). “Evidente - conclude l'Ufficio Studi - che tutte le misure annunciate dalla Bce per evitare che dal settore reale la crisi migri a quello finanziario, così come i diversi interventi progettati a livello internazionale per assicurare un movimento ordinato del rendimento dei titoli sovrani dei diversi Paesi, non potranno evitare la recessione, ma ne mitigheranno l'impatto favorendo le condizioni di ripresa una volta superata l'emergenza sanitaria".

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