27 marzo 2020

Non ha paura del virus, ha paura di morire senza poter stringere un’ultima volta la mano dei suoi figli

Ara la terra, innaffia le piante e ogni tanto si sofferma a guardare il celo coperto dalle nuvole. Ha la schiena china e le mani consumate dal lavoro. I calli di una vita passata a coltivare un terreno ai piedi del Vesuvio, lo stesso di sempre, quello che una volta Benedetta curava insieme ai suoi due figli, ora adulti, uno distante da casa, in provincia di Milano. Quel figlio che ha cresciuto e che ora ha paura di non poter più rivedere per un’ultima volta, una volta soltanto ancora.

A Parlare è Benedetta, 76 anni, residente di via Vesuvio, in provincia di Napoli, che ha raccontato a Rcs Salute il suo incubo. Lei poco sa di questo letale virus cinese, ma qualcosa le turba i sogni e le notti: “Mi ha chiamato mio figlio, doveva tornare ma non lo farà. Dice che è in una zona rossa e che non si può muovere. Lavora da 10 anni in provincia di Milano e non sa quando potrà tornare da meracconta la donna con una lacrima che le solca il viso -. Ho paura. Ma non di morire perché io sono vecchia e acciaccata, mio marito peggio, è allettato da anni. Lui ha 84 anni e non sa quanto respiri gli restano, soprattutto se ci ammaliamo con questo virus. La mia paura è quella di non poter più rivedere mio figlio che vive fuori, i miei nipotini: non riesco più a dormire la notte”. Poi torna ad innaffiare insistentemente quelle piante, si sofferma di nuovo, tra stanchezza e preoccupazioni oggi non ha tanto voglia di lavorare la terra: “Ieri ci ho parlato, mi ha detto che presto finirà questa cosa, ma che anche lui ha la stessa paura: se io o il padre dovessimo morire, non potranno neanche venire al nostro funerale, perché ora sono vietati”.

La storia di Benedetta è simile a quella di centinaia e centinaia di persone che al tempo del coronavirus muoiono nel silenzio assoluto. Lo Stato si occupa dello smaltimento delle salme e lacrime e fiori sono rigorosamente vietate. Nell’Italia del virus cinese si muore nel silenzio e senza una parola, come soldati al fronte. Ma forse chissà, Benedetta e le altre persone che aspettano i figli lontani da casa forse, quando tutto questa finirà, potranno abbracciarsi ancora, almeno una volta ancora. 

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