23 marzo 2020

Era in pensione ma ha avuto la chiamata alle “armi”, Gino morto per aiutare i suoi colleghi

Dopo oltre trent’anni in corsia Gino finalmente era andato in pensione, aveva cominciato a godersi la vita. Poi, è arrivato il coronavirus e quella chiamata alle “armi”, “Ci daresti una mano?” gli hanno chiesto i suoi ex colleghi. Una richiesta che Gino – un uomo dai profondi valori, ricordano i suoi amici – non avrebbe mai potuto ignorare e infatti, non lo ha fatto: ha indossato il camice ed è tornato in corsia, ma è morto a causa del “maledetto” virus cinse.  Il decesso è avvenuto sabato 13 marzo all’Istituto clinico San Rocco a Ome vicino Brescia.

È la storia del dottor Gino Fasoli, deceduto a 73 anni. Il medico in pensione era residente a Passirano e per molti anni è stato medico di famiglia a Cazzago San Martino, dopo aver lavorato al pronto soccorso di Bornato: era noto in tutta la Franciacorta per le sue qualità professionali e umane.

Andato in pensione tre anni fa si era impegnato nel volontariato con il trasporto di ammalati a Lourdes e con il sostegno a Emergency in Africa. Appassionato di montagna, viene descritto da colleghi e amici come una persona dal cuore buono e sempre disponibile. Tanto che recentemente non si era tirato indietro dal dare una mano agli operatori sanitari per l’emergenza coronavirus. Non sposato, una gioventù passata vestendo la tonaca francescana lasciata per laurearsi in medicina.

Come riporta oggi il Corriere, quando si è trattato di rispondere all’appello dei colleghi impegnati a contrastare il Covid-19, il dottor Fasoli non si è tirato indietro. “Gino, puoi darci una mano? Gli ambulatori sono sguarniti perché tanti di noi sono andati in ospedale a dare una mano ai colleghi in prima linea o perché si sono ammalati. Ma i pazienti hanno bisogno di qualcuno che li ascolti, puoi farlo tu?”. Quando gli hanno chiesto di rimettere il camice bianco non ha esitato un istante, ma dopo aver contratto la malattia le sue condizioni si sono aggravate e in poco tempo Gino se ne è andato, ma lo ha fatto da eroe.

Decine i messaggi di cordoglio su Facebook, ognuno che ricorda: “Un medico a modo, sensibile e responsabile nei viaggi con i malati”, scrive Vilma; “Un bravo dottore e una bella persona”, ricorda Luisa; “Una persona amabile, mi dispiace”, aggiunge un vicino di casa di Fasoli, che sarà tumulato a Sulmona, dove si trova la famiglia composta dal fratello Gabriele, dalla cognata Gabriella e dalla nipote Anna Paola.

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