23 marzo 2020

Giornalista "a zonzo" trasgredisce quarantena: l'ASL Napoli 1 Centro lo mette in domiciliazione fiduciaria

Ha fatto molto discutere nelle ultime ore l'articolo pubblicato dal giornalista Eduardo Cicelyn su Il Correre del Mezzogiorno: "Io, in giro con lo scooter contro i sovrani dello stato di emergenza. Sfido il coprifuoco e soprattutto sfuggo al panopticon di De Luca".

Un racconto dettagliato di come il giornalista sia sfuggito ai controlli e abbia percorso le strade della città di Napoli avvicinandosi al mare fingendo di dover fare la spesa e comunque tranquillizzato dal fatto di avere "il tesserino da giornalista in tasca". Sfacciato e assolutamente poco conscio di starsi "costituendo", Cicelyn scrive "Ogni giorno alle 12,30 prendo lo scooter e per un paio d’ore vado a zonzo nella città deserta e bellissima". 

Bellissima sì, e deserta. Deserta perché gli altri cittadini stanno rispettando le regole imposte dai decreti. 

Non si è fatta attendere comunque la reazione dura dell'ASL Napoli 1 Centro: "In merito all’articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno a firma del giornalista Eduardo Cicelyn, l’ASL Napoli 1 Centro rende noto di aver attivato il Dipartimento di Prevenzione - e in modo specifico l’Unità Operativa Prevenzione Collettiva - per porre in domiciliazione fiduciaria per 14 giorni (come da Ordinanza Presidente Regione Campoania n°15 del 13 marzo 2020) il giornalista in questione.

Il provvedimento è stato adottato in doverosa esecuzione di un superiore atto amministrativo e sulla scorta della
esplicita ammissione, da parte del dottor Cicelyn, di plurime e reiterate violazioni di provvedimenti dell’autorità
amministrativa in materia di igiene e sicurezza pubbliche. Il direttore della ASL coglie l’occasione per esprimere, sul piano personale, l’amarezza nei confronti di una condotta trasgressiva esibita con disinvoltura e supportata da argomenti che, senza entrare nel merito della relativa fondatezza, rischiano di incentivare analoghe condotte di violazione di leggi e di provvedimenti adottati con dolorosa consapevolezza per contrastare la diffusione del virus e il pericoloso intasamento delle strutture sanitarie pubbliche.

Molte persone, medici e infermieri soprattutto, rischiano la vita per stare al fianco dei pazienti e di quanti sono costretti, loro malgrado, a restare in strada per ragioni di lavoro. Sono loro, per primi, a chiedere misure contenitive severe, tra cui quella di rimanere a casa, per evitare una propagazione incontrollata ed esponenziale del virus. È in gioco la tenuta del servizio sanitario pubblico, che - si badi - è posto a garanzia e presidio soprattutto dei più deboli. Un’esibita e argomentata disobbedienza, se imitata, porterebbe a danni di proporzioni enormi".

A questo punto Cicelyn ha tentato di fare marcia indietro in un nuovo articolo dal titolo "Ho solo raccontato il disagio di sopravvivere. Mai sognato di incitare alla disobbedienza".

"Vivo da solo, mia figlia è a Milano e sono preoccupato come tutti della mia, nostra impotenza di fronte al nuovo virus", si giustifica il giornalista. Ma le sue parole hanno scatenato una nuova reazione da parte dell'ASL Napoli 1 Centro che ha asserito: "Anziché attaccare la Asl per avere applicato la legge (e atti adottati in base a essa), dovrebbe rammaricarsi con sé stesso".

Ecco la nota:

"Le ulteriori dichiarazioni del dott. Cicelyn sono gravi e meritano alcune sintetiche precisazioni.

1) Nella vicenda che riguarda il dott. Cicelyn non vi è alcun “attacco alla libertà di stampa”, alcuna repressione di “reati di opinione”, nessun “regime fascista” all’opera, nessun “arresto”. Un uso più misurato e meno melodrammatico delle parole e un esame oggettivo dei fatti conducono a conclusioni diametralmente opposte. Il dott. Cicelyn ha raccontato di avere violato sistematicamente le prescrizioni e i divieti imposti da provvedimenti amministrativi contingibili e urgenti, adottati a tutela della salute pubblica. Anzi, per essere precisi, ha dichiarato di andare “a zonzo” nella città “ogni giorno alle 12,30”, e di farlo “fingendo di fare la spesa”, confidando di sentirsi “al sicuro da eventuali annunciatissime denunce” grazie alla tessera di giornalista “in tasca”. Dunque, a venire in discussione sono condotte, non mere “intenzioni” come, maldestramente, egli cerca oggi di dire. La legge vale per tutti i cittadini, che siano in possesso o meno della tessera di giornalista (a meno di quelli che stanno lavorando in prima linea rischiando in prima persona e senza andare “a zonzo”). Dunque, vale anche per il dott. Cicelyn.

2) Per tali violazioni, oggetto di spontanea dichiarazione confessoria, la ordinanza n. 15 del 13 marzo 2020, adottata dal presidente della Regione Campania, impone “l’obbligo immediato per il trasgressore … di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario, mantenendo lo stato di isolamento per 14 giorni, con divieto di contatti sociali”. La Asl, dunque, lungi dall’operare “su chiaro mandato di qualcuno” (affermazione inammissibilmente diffamatoria), si è limitata semplicemente a dare esecuzione a provvedimenti adottati in base alla legge (provvedimenti che, circostanza che al dott. Cicelyn sfugge, sono validi ed efficaci, e dunque esecutori, sino a quando non siano annullati o sospesi dal giudice amministrativo, o ritirati dalla stessa autorità che li ha adottati). Né la Asl avrebbe potuto fare diversamente, non essendo possibile accertare che il dott. Cicelyn, mentre andava “a zonzo” due ore per la città, non sia entrato in contatto, anche fortuitamente, con fonti di contagio (persone, locali, superfici, e così via). Lo scopo della ordinanza presidenziale, evidentemente, è di evitare il diffondersi del contagio, adottando, a titolo precauzionale, la misura di una temporalmente limitata quarantena (che, come comprende chiunque, è cosa del tutto diversa dall’«arresto»).

3) Se il dott. Cicelyn non era d’accordo con quanto stabilito dall’ordinanza presidenziale, avrebbe potuto e dovuto impugnarla (così come hanno fatto altri cittadini), cosa che però non ha fatto, preferendo violarla sistematicamente, come egli stesso ha ammesso e raccontato con ricca esibizione di particolari. Il dott. Cicelyn, dunque, anziché attaccare la Asl per avere applicato la legge (e atti adottati in base a essa), dovrebbe rammaricarsi con sé stesso".   

 

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