22 marzo 2020

Migranti nell’inferno di Lesbo, l’altro dramma umanitario: bambina di sei anni arsa viva in un rogo

In un precedente servizio abbiamo raccontato dei siriani e afgani che fuggono dalla guerra e dalle bombe per raggiungere l’Europa, ma restano bloccati nell’inferno di Lesbo, in un campo profughi in cui si vive nel degrado, tra le malattie e ammassati in fatiscenti abitazioni di fortuna. I bambini, già a cinque anni, in preda alla disperazione e alla depressione compiono atti di autolesionismo e tentano il suicidio. Si tratta di giovani vanime scappate dalla morte per raggiungere la morte a Lesbo nel campo profughi di Moira.

L’ultimo incendio divampato nel campo è costato la vita a una bambina di soli sei anni, che colpe non ne ha. Se non quella di essere nata nel lato del mondo “sbagliato”. Una bimba di sei anni che era riuscita a sopravvivere alla guerra afgana, alle bombe, ai talebani, per venire a morire, qui, in Europa.

Il campo profughi di Moria, diventato un cimitero a cielo aperto, era progettato per contenere 2.800 persone, ne ospita nei fatti ventimila, si tratta di anime disperate che cercano di entrare in Europa. Da mesi il campo vera in condizioni improponibili, senza acqua, senza elettricità, senza servizi igienici. E senza un servizio di distribuzione di cibo.

Ed è proprio per questo motivo che la bimba è morta. Perché la sua famiglia aveva acceso un fuoco fuori dalla tenda per cucinare il pollo comprato alle bancarelle del campo. Da giorni l'isola di Lesbo è battuta da un vento freddissimo e teso, che con una raffica ha trasportato la scintilla sulla tenda, incendiandola. Quando, un'ora dopo, i soccorritori di Medici Senza Frontiere - presenti nel campo con una clinica piccola ma efficiente - sono arrivati sul posto hanno trovato ciò che restava della piccola e della sua famiglia. "Per fortuna - dicono i volontari che lavorano nel campo - l'incidente è successo nei pressi della recinzione. Se fosse successo in qualunque altra parte del campo sarebbe stata una strage".

Questo è il quarto lutto che colpisce la comunità disperata di Lesbo negli ultimi mesi. Ad ottobre, una donna era morta nello stesso identico modo. A novembre, un piccolo di nove mesi era stato portato in ospedale per gravi problemi legati alla malnutrizione, e non ce l'ha fatta. All'inizio del mese un altro bambino di sei mesi era morto durante un respingimento, uno dei tanti operati da Atene nelle acque dell'Egeo dall'inizio della nuova crisi innescata da Erdogan, il 28 febbraio scorso.

Condividi su:



Articoli Correlati