19 marzo 2020

Roma. Parla Mattia, 29 anni positivo al coronavirus: “Mi sentivo invincibile, ora ho paura. Sono solo”

Che nessuno sia immune al virus era chiaro da giorni, ma che a parlare di paura della morte sarebbe stato un giovane di 29 anni, da un letto di ospedale, in isolamento, forse in pochi se lo sarebbero aspettato. È la storia di Mattia, romano classe 1991, in piena lotta contro il coronavirus. Il giovane si è ammalato mentre lavorava in provincia di Torino e subito ha capito che la situazione era grave.

Poi è arrivata la sentenza che gli ha gelato il sangue nelle vene: “Sono positivo al coronavirus, questo maledetto mi ha baccato – ha scritto su Facebook -. Nessuno è immune, ora sono solo e fatico a respirare, non so nemmeno quando potrò abbracciare di nuovo la mia famiglia”. Il ragazzo è ricoverato in un presidio ospedaliero di Rovereto, secondo i medici non è in condizioni critiche, ma resta sotto stretta osservazione.

"Lavoravo in un complesso sciistico a Canazei, vicino a Trento. Una di quelle località turistiche prese d'assalto dai residenti delle zone rosse, fuggiti dalla quarantena. Gli alberghi erano pieni, quando si sono iniziati a svuotare era ormai troppo tardi. I lavoratori hanno iniziato a essere contagiati, e così pure io", ha ribadito Mattia ai microfoni di Fanpage.

Il ragazzo era andato a lavorare in Val di Fassa durante la stagione invernale, il 15 marzo è stato ricoverato in ospedale a Rovereto perché risultato positivo al coronavirus. "Ero malato da quattro giorni, una sera stavo mangiando a casa e facevo fatica a respirare – ha proseguito il racconto -. Ho chiamato l'ambulanza, mi hanno portato in ospedale e mi hanno fatto il tampone. Ho la febbre che sale e scende, mi fanno male le ossa per la terapia. È come se avessi il petto pieno di polvere".

Ora, l’appello del giovane direttamente dal letto di ospedale è quello di rimanere a casa, ragazzi e anziani, adulti e piccini, perché nessuno è immune alla malattia nata Wuhan e che ora divora l’Italia.

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