20 marzo 2020

Chiuse in casa con il mostro: dossier schok sulla violenza contro le donne in quarantena

Il reportage dello scandalo arriva da un’analisi del Post e parla di effetti collaterali per le donne causati dalla pandemia: ci sono i rischi di una maggiore esposizione alla violenza domestica. In questa situazione, la coesistenza obbligatoria – rivela il report - può diventare un pericolo per le donne che sono vittime di violenza di genere. Restare a casa e condividere costantemente lo spazio con i propri aggressori per molte donne potrebbe non essere l’opzione più sicura, e potrebbe creare anzi le circostanze in cui la propria incolumità viene ulteriormente compromessa.

In Cina, donne vittime di violenza

In Cina questi effetti collaterali della pandemia si sono già verificati. Dal 6 marzo, secondo un’organizzazione non governativa cinese che lavora con le donne, il numero totale di casi di violenza domestica nella prefettura di Jingzhou, nella provincia di Hubei, è salito a oltre 300, e a febbraio il numero di casi è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo uno degli attivisti che ha fondato l’Ong, “l’epidemia ha avuto un impatto enorme sulla violenza domestica”.

Le testimonianze mondiali

A parlare di questo grave effetto collaterale, sono alcune “donne-istituzioni” a livello mondiale: Claire Barnett, responsabile nel Regno Unito di UN Women, l’Organizzazione delle Nazioni Unite dedicata alla parità di genere, ha spiegato che esistono, “Prove evidenti che in tempi di incertezza economica e di instabilità sociale, l’abuso domestico aumenta”. La ministra delle Donne australiana Marise Payne ha recentemente affermato che garantire la sicurezza delle donne e dei bambini dalla violenza è, “Fondamentale ogni singolo giorno e che questo non cambia nell’attuale contesto”.

In Spagna il ministero della Giustizia ha incluso i tribunali che si occupano di violenza di genere tra quelli che continueranno a essere operativi, per garantire l’emanazione di ordini di protezione e di eventuali misure precauzionali in materia di violenza contro donne e minori.

Le cause

L’isolamento è una delle caratteristiche più comuni delle relazioni abusanti, ed è già dimostrato come la violenza domestica aumenti durante i periodi di vacanza dal lavoro. Per tante donne andare lavorare o accompagnare i bambini a scuola significa poter sfuggire anche solo per poco alle dinamiche di violenza domestica e di potere nelle quali vivono tutti i giorni, e al momento questo non è possibile. Non solo: in questa situazione di prossimità con il proprio aggressore e di riduzione dei contatti esterni è molto più difficile chiedere aiuto.

Qualche giorno il magistrato della procura di Milano, Maria Letizia Mannella, ha spiegato che da quando è iniziata l’emergenza coronavirus c’è stato anche un calo nelle denunce per maltrattamenti: “Ci basiamo solamente sull’esperienza perché è ancora presto per avere dei dati certi, ma possiamo dire che le convivenze forzate con i compagni, mariti e con i figli, in questo periodo, scoraggiano le donne dal telefonare o recarsi personalmente dalle forze dell’ordine” ha detto.

I dati sulla violenza e le precuazioni

In Italia l’81,2 per cento dei femminicidi, nel 2019, è avvenuto all’interno della famiglia. Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

In questo periodo è dunque importante rilanciare il numero antiviolenza e stalking 1522, che è attivo anche in questi giorni 24 ore su 24 e che è gratuito.

Fonte: Istat, Post

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