19 marzo 2020

A Dio piacendo: sacerdoti che tornano medici per il Covid-19

Un medico può scalare montagne, attraversare oceani ma resta un medico. Sempre.

Ci sono due storie che mi hanno colpito navigando sul web, una è la storia di Don Fabio Stevenazzi, il sacerdote di 48 anni che lascia l’abito per rindossare il camice per l’emergenza epidemiologica in atto. Di Gallarate, ex internista del Pronto soccorso.  Dopo il placet dell’arcivescovo di Milano, Monsignor Delpini, ha fatto domanda per lavorare all’ospedale di Busto Arsizio, in prima linea nel contrasto al Covid-19. Inutile dirlo, assunto immediatamente. Sembra una magia, fede e scienza medica fuse in un’opera unica.

Vanta un’esperienza decennale a Legnano, nel Pronto Soccorso e dinanzi alla pandemìa globale non è riuscito a farsi da parte. In fondo questo è il vero compito degli uomini di Cristo, fare.

E Don Fabio, il Dottor Stevenazzi ci rende tutti molto orgogliosi e grati.

Continua il virtuoso percorso Don Alberto Debbi che invece ritornerà in corsia nell’ospedale di Sassuolo per prestare il suo servizio di medico in Pneumologia, centro Covid-19 nel Modenese. L’abito sacerdotale riposto, il camice indossato ed il parroco di Correggio, di 44 anni, mette la sua esperienza a servizio del sistema sanitario nazionale e degli ammalati. Specializzato proprio in malattie dell'apparato respiratorio, afferma di aver ricevuto “la seconda chiamata”.

Di seguito il suo post dedicato ai fedeli in cui ha spiegato la sua scelta: "Vi chiedo una preghiera per me. Da mercoledì ricomincerò (temporaneamente) il mio mestiere di medico all'Ospedale di Sassuolo, in Pneumologia, centro COVID-19. Penso che in questo periodo difficile e di sofferenza sia anche questo un modo per "spezzarsi" e mettersi a disposizione con tutto quello che abbiamo. Era una parte di me ancora viva e ora più che mai mi spinge a donarmi. Ringrazio il Vescovo e don Sergio che mi danno la possibilità di farlo. Anche se "un po' più distante" rimarrò raggiungibile via cellulare e quant'altro... Continuerò a pregare e a celebrare la Messa per tutti voi. Ora, come mi ha detto un'amica, il mio altare diventa il letto del malato. Un abbraccio a tutti! Coraggio!".

E quanto coraggio hanno avuto questi due uomini? Protetti dalla Grazia del loro Signore, preparati dalla Medicina, affrontano più forti chi sta attentando alla nostra Salute.

 

Fonti: Corriere.it – Avvenire.it

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