18 marzo 2020

Contagia i medici occultando i sintomi del coronavirus, ora rischia 12 anni di carcere

Potrebbe essere la prima pena esemplare per epidemia colposa. La prima di una lunga serie perché già in diverse circostanze e in diverse città si sono verificati episodi simili: tosse – colposa e intenzionale - contro i medici, gli agenti di polizia e gli operatori del 118.

 Nel caso specifico, dell’uomo che rischia 12 anni di carcere, il primo in Italia, la procura di Aosta ha aperto d'ufficio un fascicolo per epidemia colposa aggravata sul caso dell'équipe medica dell'ospedale Parini contagiata dal coronavirus. In quella circostanza il chirurgo, l’anestesista e l’infermiere stavano per operare – un intervento di chirurgia plastica - su un paziente che aveva nascosto i sintomi influenzali e che poi è risultato positivo al tampone.

Il fascicolo è affidato al Pubblico Ministero Luca Ceccanti. I fatti sono avvenuti a metà della scorsa settimana. L'uomo stava per essere sottoposto a un ordinario intervento di rinosettoplastica, ma poi è stato dimesso e confinato all'isolamento domiciliare, quando l'anestesista ha iniziato a insospettirsi: i camici bianchi hanno notando un rialzo della temperatura corporea, nonostante il paziente non avesse dichiarato alcun sintomo.

Secondo le successive indagini è risultato inoltre, che il paziente aveva lavorato in una località turistica della bassa Valle d'Aosta, venendo a contatto con molti turisti lombardi. Da giorni aveva una lieve tosse e un bruciore agli occhi, segnali ormai noti del coronavirus, che non aveva dichiarato a nessuno. In particolare, a restare all’oscuro del suo quadro clinico proprio i sanitari dell’équipe medica che lo avrebbero dovuto operare: un’occultazione scaturita dal timore che l’intervento programmato da tempo potesse essere rinviato, come poi avvenuto.

Ora sarà dunque il Tribunale a stabilire se affliggere o no questa prima pena esemplare per epidemia colposa, che potrebbe appunto essere una prima sentenza che potrebbe aggiungersi a casi analoghi.

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