11 marzo 2020

Covid-19. Balzanelli (Sis 118): "Il Senato impegna il Governo per un potenziamento del 118"

L’emergenza sanitaria nazionale da Covid-19 configura un dramma, di proporzioni inattese, per tutto il Paese, per tutta la nostra comunità.

L’Italia intera subisce, in queste giorni, in queste ore, con un destruente crescendo, la devastazione implacabile prodotta da questa invasione epidemica, che tutti auspichiamo, e preghiamo, non diventi, in modo pressochè incontrollabile, pandemica. Mai come oggi, momento storico di così rilevante, estrema difficoltà, la salvaguardia, la tutela più auspicata e dovuta dello Stato, che poi è la tutela di noi tutti, della vita di noi tutti, richiede coesione, unità, sforzo sinergico che, attraverso la responsabilizzazione e l’impegno sovramassimale di ciascuno, ci possa consentire il superamento, ed in estrema sintesi, la salvezza.

Mai come oggi, l’essere impegnati, in prima linea, con piena responsabilità di risultato, nella gestione di questa gravissima minaccia, impone la responsabilità di centuplicare le forze e di dare tutto, con grande lucidità, incrollabile determinazione, indispensabile resilienza.

La Società Italiana Sistema 118 (SIS 118) ha già da anni, più volte, pubblicamente denunciato lo sfascio gestionale, determinato dal considerare la sanità una spesa accessoria e troppo onerosa, che ha colpito, impietosamente, il Sistema dell’Emergenza nazionale, territoriale ed ospedaliero, mediante lo strumento impositivo di tagli feroci assolutamente inappropriati, selvaggiamente irrazionali, producendo disarticolazioni strutturali e funzionali pressoché ubiquitarie, a livello dei vari territori regionali, che hanno progressivamente impoverito le capacità di risposta qualitativa tempo dipendente del Sistema di emergenza sanitaria, affliggendo tutti i “nodi” essenziali, strutturali e funzionali, che costituiscono la stessa, quali l’efficacia delle catene di comando e controllo, la disponibilità ed adeguatezza di mezzi di soccorso e delle attrezzature, le condizioni operative, troppe volte così disastrose e mortificanti, del personale, la chiusura selvaggia di ospedali, il taglio indiscriminato di posti letto per acuti, lo stato incompiuto delle reali possibilità operative e di sviluppo delle unità operative ospedaliere di Medicina di Urgenza, la decurtazione imponente e del tutto immotivata delle Unità di Terapia Intensiva. Una vera e propria macellazione della Sanità Pubblica, con creazione di modelli sanitari “innovativi” ma tutt’altro che verificati e validati, al momento del varo, ed in troppi contesti fondamentali assai inappropriati, al momento della verifica.

Un vero e proprio smantellamento, sistematico e progressivo, del Sistema dell’Emergenza Nazionale, affidato scientemente, da parte delle massime istituzioni, alle sapienti mani di economisti, sociologi, ingegneri, architetti e quanti altri non abbiano mai assistito, in tutta la loro vita, neanche ad una iniezione intramuscolo. Scelte che, alla prova del fuoco, hanno rivelato il loro unico volto, quello di un fallimento scellerato ed abissale, con effetti, tra reali imminenti e potenziali, che si ripercuotono, inesorabili, in teoria sulla salute di tutti, in pratica sulla vita di ciascuno, considerato che siamo arrivati al punto di porci il dilemma più atroce di dover scegliere chi abbia maggiori probabilità di sopravvivere rispetto all’ultimo ventilatore eventualmente disponibile. Quanto sta succedendo, lo conferma pienamente. Pur nello sforzo più imponente del Governo, che ritengo assolutamente meritorio, nel far fronte a questo disastro, occorre auspicare, senza “se” e senza “ma”, che si impari – immediatamente – da questi errori e da questi orrori.

Si è, quindi, esultato, pienamente, quando è stata data notizia dello stanziamento, storico, mediante lo strumento di un decreto del Governo, di più di un miliardo di euro per il Sistema Sanitario Nazionale, dedicato all’assunzione di 20.000 operatori, di cui 5000 medici, 10.000 infermieri e 5000 operatori sanitari, nonché all’acquisto di dispositivi medici e di prestazioni dal privato.

In tale contesto, si è ritenuto di indubbia importanza l’aver previsto misure urgenti per il reclutamento dei medici di medicina generale, nonché misure di incremento delle ore della specialistica ambulatoriale, di finanziamenti aggiuntivi per incentivi in favore del personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, ed infine favorenti il “reclutamento” operativo delle strutture private accreditate. E’ venuto, quindi, spontaneo chiedersi, occupandoci, in concreto, anche di “system design” dei sistemi complessi in Sanità, quali capitoli di spesa specifici siano stati previsti dal Governo in merito a chi, nello specifico, gestisce – h 24, 365 giorni all’anno - l’emergenza sanitaria a livello nazionale, ed in particolare l’alta criticità di questo “mostro” in progressiva espansione, a livello territoriale ed a livello ospedaliero, e quindi, con doverosa maggiore precisione, quali capitoli di spesa siano stati previsti per le esigenze più indifferibili, per le criticità più rilevanti del Sistema 118 nazionale ed insieme delle unità operative impegnate nella gestione dell’emergenza a livello ospedaliero.

Abbiamo, così, colto con grande entusiasmo la votazione dell’aula del Senato della Repubblica che ha previsto l’approvazione unanime dell’Ordine del Giorno n° G1.201 al DDL n.1741 il quale, su iniziativa della Senatrice Maria Domenica Castellone, che ringraziamo, impegna il Governo a potenziare il sistema 118 nazionale e le unità operative di Medicina d’Urgenza e di Terapia Intensiva “soprattutto nelle strutture sanitarie che operano nei comuni più colpiti dal contagio da COVID-19”. Si tratta, per il Sistema 118 nazionale, di un segnale istituzionale importantissimo, di una possibilità reale di portare finalmente alla luce le necessità più cogenti cui far fronte istituzionalmente, in modo adeguato, per migliorare la qualità del servizio; si tratta, infatti, di una possibilità autorevole e reale di cambiamento, considerato che proprio il Sistema 118, ossia il Sistema “salvavita” di ciascuno di noi, perché, tra l’altro, l’unico specificamente deputato a livello territoriale alla gestione delle emergenze-urgenze, nonchè l’unico autenticamente tempo dipendente, è stato - da decenni - sistematicamente ignorato a livello politico, quando, come già accennato, non demolito, costantemente escluso da qualunque finanziamento, puntualmente dimenticato in merito a qualunque modalità di supporto, scambiato ad arte per vera e propria “manovalanza a basso costo della sanità nazionale”, salvo poi a ricordarsi, all’improvviso, quasi svegliandosi nel cuore della notte, della straordinaria importanza del 118 quando la terra trema, quando i paesi crollano, quando sbarcano decine di migliaia di profughi, quando una bambina muore sulla spiaggia d’estate per ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo e i carabinieri ti chiamano in caserma alle 02.00 del mattino per chiedere in quanti minuti e secondi è arrivato l’equipaggio di soccorso e con quale tipologia di equipaggio. L’Ordine del Giorno n° G1.201 al DDL n.1741 impegna, di fatto, il Governo a varare interventi cruciali, finalizzati a:

- “reclutare ulteriori unità di personale sanitario”, considerato da diversi anni, nella prospettiva valutativa della SIS 118, lo scenario di evidente, progressiva desertificazione del personale sanitario a bordo dei mezzi del 118, sia riguardo alla figura del medico di emergenza territoriale, assolutamente indispensabile in quanto l’unica avente potestà giuridica di fare diagnosi e terapia potenzialmente salvavita, che va progressivamente scomparendo dagli equipaggi dei mezzi di soccorso, avendo, purtroppo, assunto la connotazione di ruolo, reso dalla “pesante” inadeguatezza dei contratti posti in essere, sempre meno attrattivo (basti pensare che i medici del 118 in quarantena non vengono pagati) e, considerato lo stato prossimo al disinteresse più totale da parte dei vari decisori regionali, assai demotivante, sia riguardo alla figura dell’infermiere di emergenza territoriale, protagonista “salvavita” che riteniamo altrettanto indispensabile, in grado di assicurare – insieme al medico– il miglior profilo assistenziale possibile al paziente acuto e critico;

- “valutare di prevedere l’implementazione di presidi, equipaggi e mezzi del SET 118”, considerato che guerre ipercomplesse e spietate come questa, che chiamiamo COVID-19, non posso farsi senza soldati e senza armi, considerato che dalle più svariate latitudini il Presidente della SIS 118 riceve, in questi giorni tremendi, e sempre più drammatici, segnalazioni continue, provenienti dai vari territori regionali, circa carenze significative di equipaggiamenti e di attrezzature indispensabili alla più idonea garanzia di appropriatezza delle condizioni di operatività degli equipaggi del SET 118, quali DPI e dispositivi indispensabili per la gestione del paziente in condizioni di elevato biocontenimento;

- “prevedere la possibilità di implementare i posti letto di medicina di urgenza e di terapia intensiva”, oggi più che mai indispensabili per assicurare al paziente acuto e critico percorsi adeguati, ad alta velocità gestionale, del massimo livello possibile di efficacia e di efficienza gestionale;

- “prevedere la sostituzione dei volontari con personale strutturato in ragione dell’alto rischio biologico contingente, al fine di contemplare le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, al fine di assicurare a chi rischia la vita, perché con COVID-19 il rischio di contagio è obiettivamente elevatissimo, il maggior livello e la maggior consistenza possibile di tutele in caso di evento avverso COVID-19 relato. Questa decisione, calibrata esclusivamente per far fronte all’emergenza da COVID- 19, è stata, con estrema appropriatezza, presa dalla Federazione Cantonale Ticinese dei Servizi Ambulanze, al fine di tutelare i 200 autisti-soccorritori volontari, che rappresentano, a detta dei dirigenti, “un vanto” del servizio. Un servizio di volontariato, per sua stessa struttura prevede, tra l’altro, un grande numero di operatori rispetto ad un servizio strutturato in dipendenza, prestando come ovvio la propria attività nei “ritagli di tempo”, e che in una maxiemergenza come questa correrebbero il rischio di amplificare ancora di più la diffusione del morbo.

La maxiemergenza COVID-19 sta insegnando, a tutti i livelli, non poco, ed impone, a nostro parere, se volessimo raccogliere e far fruttare la sostanza di quegli insegnamenti, l’esigenza di una drastica rivisitazione legislativa di modello del Servizio Sanitario Nazionale ed in particolare del Sistema dell’Emergenza – Urgenza, territoriale ed ospedaliero.

L’Ordine del Giorno n° G1.201 al DDL n.1741, approvato dal Senato, presenta, in tale prospettiva di auspicata prossima riforma legislativa, secondo le ravvisate, più che documentabili esigenze di chi vive tutti i giorni in trincea la vita travagliata e rischiosa del soccorso nell’emergenza-urgenza territoriale, la necessità alta istituzionale di affrontare di petto, senza nascondersi dietro un dito, senza far finta – perché qui, per una benedetta volta, si sta parlando di emergenza sanitaria e non di cronicità- di avere altre priorità, i temi fondamentali irrinunciabili cui dover rispondere in modo chiaro ed esauriente, laddove si intenda agire davvero per un potenziamento reale del Sistema 118 nazionale, i quali costituiranno, senza alcuna ombra di dubbio, parti essenziali dei contenuti della riforma legislativa dello stesso. Davanti alle innegabili necessità “storiche” di varo legislativo, e quindi attuativo, nel nostro Paese, della riforma del Sistema di Emergenza Territoriale 118, da un lato emergono, finalmente, quali indispensabili e più urgenti, i percorsi di dialogo e di confronto aperto, rispettoso e leale, tra tutte le rappresentanze dei protagonisti del Sistema, nell’unica logica coerente che può interessare il cittadino-utente, che è quella della qualità complessiva prestazionale, misurata intanto a partire dagli esiti di salute, e dall’altro emergono possibilità nuove, sin’ora precluse, quali, in primis, la valorizzazione della figura dell’autista – soccorritore.

La valorizzazione dell’autista-soccorritore merita, innegabilmente, l’istituzione di un profilo professionale dedicato, alla cui definizione si sta peraltro lavorando da anni, quindi, a nostro parere, l’inquadramento di ruolo dell’autista –soccorritore nel contesto normativo previsto dalla riforma del terzo settore, che possa consentire di salvaguardare, anche in egual misura, sia la componente del volontariato, avente pieno diritto di esistere, che la componente del personale dipendente, assunto con contratto a tempo indeterminato, avente altrettanto pieno diritto di esistere, insieme a quella del volontariato, con medesima pari dignità e legittimità giuridica e sociale, laddove non si debbano più temere impotenti, scomposte e plateali doglianze private, intanto davanti a principi di ordine etico, che paiono conseguire, ogni giorno di più, unicamente alla ben nota legge dell’economia, per cui in un sistema di beni finito, lo spostamento di risorse a vantaggio di molti potrebbe tradursi in una riduzione di risorse a svantaggio di pochi.

 

Mario Balzanelli, Presidente nazionale Società Nazionale Sistema 118 (SIS 118)


Redazione


Condividi su:



REGISTRATI SU:




SEGUICI SU:



Articoli Correlati