09 marzo 2020

Coronavirus. Bronzini (Università di Bari): "Affrontiamo la prima epidemia dell'era dei social"

Con l’aggravarsi dell’emergenza coronavirus nel nostro Paese, il Governo ha già proceduto da alcuni giorni alla chiusura di scuole e università in tutta Italia fino al 15 marzo, e fino al 3 aprile nella cosiddetta “zona rossa”. Le date di riapertura rischiano però già di slittare: tutto dipenderà dalla rapida evoluzione del quadro epidemiologico a cui in queste ore si guarda con crescente apprensione.

Un’immagine chiara di quanto sta accadendo al sud, dal punto di vista di chi eroga l’istruzione e la formazione, ci è stata fornita dal Prof. Stefano Bronzini, Rettore dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, contattato dalla nostra redazione.

“C’è da precisare innanzitutto ‒ afferma il Rettore ‒ che l’Università non è stata chiusa. Sono state soltanto sospese temporaneamente le attività didattiche. In uno stato di emergenza come quello attuale, il provvedimento corrisponde certamente a un problema reale di tipo epidemiologico, quindi ci siamo subito allineati alle disposizioni del Governo”.

Per il Prof Bronzini è necessario sopperire a una situazione critica, utilizzando al meglio le tecnologie oggi disponibili, ma senza prevedere un processo a lungo termine che porti gli Atenei tradizionali a trasformarsi in università telematiche. “Ho apprezzato ‒ dice a questo proposito Bronzini ‒ che il Ministro abbia separato la parte puramente didattica dalla ricerca scientifica, che può invece proseguire la sua attività oggi più che mai vitale”.

“Sospendere le lezioni ‒ prosegue ‒ è di sicuro utile per evitare gli assembramenti nelle aule e per limitare la mobilità studentesca dalle zone limitrofe. Forse sarebbe stato più utile intervenire in maniera ancora più drastica per quanto riguarda le attività quali esami e sedute di laurea, che secondo il decreto possono svolgersi regolarmente, ma che non sono prive di rischi”.

Andando anche oltre quanto previsto dal decreto, l’Università di Bari ha quindi proceduto all’organizzazione di un’offerta formativa online che comprenda anche le sedute di laurea e gli esami, da svolgere quindi a distanza. Si tratta, naturalmente, di una questione complessa: trasferire tutta l’attività dell’Ateneo nel mondo della rete, per di più in poco tempo, non è di certo facile.

Nonostante queste misure, il Prof. Bronzini mette in luce un’altra problematica: “Noi possiamo fare la nostra parte per quanto concerne la didattica a distanza, ma non possiamo garantire la sicurezza degli studenti al di fuori dell’Università, in particolare riguardo gli spostamenti tramite i mezzi pubblici. Controllare gli studenti in tali contesti non è possibile”.

Quanto si protrarrà la situazione? “Di questo ‒ risponde il Rettore ‒ si occupano gli organi competenti e gli scienziati. Sono ottimista e credo che la scienza vincerà e arriverà a sconfiggere la prima epidemia dell’era dei social. La definisco in questo modo per sottolineare la necessità di affidarci sempre a fonti attendibili. Dobbiamo fare il nostro dovere e al contempo far parlare soltanto la scienza”.

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