06 marzo 2020

Tecnologia 5G, le Marche dicono “no” alla nuova frequenza: rischio tumori elevato

Sono due le notizie ufficiali che riguardano la linea 5G in Italia, ovvero la frequenza è già attiva in cinque città italiane, tra cui Milano – dove era partita la sperimentazione – Torino, Bologna, Roma e Napoli ed è destinata, come ha riferito Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone, a raggiungere – entro il 2020 – 50 città in tutto lo stivale. Mentre la seconda ufficialità riguarda le Marche, dove recentemente, al seguito della mozione presentata in consiglio regionale, è stato vietato lo sbarco della frequenza. Dunque, le Marche ufficialmente non avranno la copertura 5G per i problemi legati alle malattie: il rischio di esposizione a radiazioni potrebbe provocare tumori, si legge nella mozione.

Tuttavia, confrontando i pareri degli specialisti e analizzando i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, abbiamo cercato di capire se effettivamente esiste un rischio legato alla nuova frequenza già attiva in diverse città italiane.   

Lo stop delle Marche

Ufficialmente solo le Marche hanno bloccato la linea, perché secondo la mozione approvata dal consiglio regionale,la 5G opera frequenze più elevate di quelle sino ad ora utilizzate dai sistemi di radiotelefonia e renderà necessaria l’installazione in area urbana di numerosissimi ripetitori, con inevitabile aumento della densità espositiva".

Inoltre, questa preoccupazione è stata esternata anche da molti sindaci italiani e sono in aumentano le sentenze che riconoscono la correlazione tra elettrosmog e cancro, quando ci si trova esposti in una condizione multipla e cumulativa. “Abbiamo applicato il principio di precauzione visto che con il 5G in Italia si è deciso di condurre una “sperimentazione” su 4 milioni di italiani, senza autorizzazione preventiva di alcun comitato etico, eludendo il consenso informato e la necessaria informazione sui potenziali rischi seguendo l'esempio di Bruxelles che è stata la prima città a bloccare la sperimentazione del 5G per le preoccupazioni degli effetti sulla salute“ prosegue la mozione.

L’Istituto Superiore della Sanità approva

Il 5G, come le attuali tecnologie di telefonia mobile di seconda, terza e quarta generazione (2G, 3G e 4G), non richiede segnali elettromagnetici di intensità tale da indurre aumenti significativi della temperatura corporea dei soggetti esposti, per cui non è prevedibile alcun problema per quanto riguarda gli effetti noti dei campi elettromagnetici. Questo è vero anche in considerazione sia della natura particolarmente restrittiva della normativa italiana, sia dei margini di cautela impliciti negli standard internazionali per la protezione dagli effetti termici nell’ipotesi che il quadro normativo italiano venga allineato ad essi per evitare che già esistenti problemi di installazione degli impianti di telecomunicazione mobile possano essere accentuati con l’avvento del 5G.

Non solo i livelli di esposizione della popolazione saranno molto inferiori alle soglie per gli effetti a breve termine di natura termica, ma la temuta “proliferazione di antenne” non dovrebbe comportare aumenti generalizzati delle esposizioni in quanto le ridotte dimensioni delle small cells comporteranno delle potenze di emissione più basse di quelle utilizzate per coprire le macrocelle”.

Cosa è la linea 5G

Rispetto alle precedenti tecnologie, permette maggiore velocità di trasmissione, tempi di risposta (latenza) più rapidi e la possibilità di gestire un numero molto superiore di connessioni in contemporanea.

Per quanto riguarda la velocità, potenzialmente il 5G può arrivare fino a 10 Gigabit per secondo. La prospettiva più accreditata ipotizza però una velocità 10 volte più elevata rispetto al 4G. Se quindi, per fare un esempio, consideriamo di passare dai 25 megabit al secondo del 4G ai 250 megabit al secondo del 5G, si potrebbe scaricare un cd audio (700 megabyte) in una ventina di secondi, contro gli attuali 4 minuti.

Le tariffe 5G, affare milionario

Il 5G sembra aver debuttato con meno esuberanza rispetto al 4G, che aveva visto la partenza quasi allineata di quattro operatori. Wind e 3 separati, all'epoca, oltre a Tim e Vodafone; con 3 che da subito ha contribuito ad abbattere le tariffe.
I motivi sono sia il mutato clima economico, certo ora più difficile per gli operatori rispetto ai primi tempi del 4G (sette anni fa), sia la necessità di dover fare più investimenti per costruire la nuova rete (laddove il 4G poteva sfruttare in modo più ampio l'infrastruttura 3G già installata).
Una conferma è in uno studio di SosTariffe della scorsa settimana: le tariffe medie del 5G sono di un euro più alte, adesso, rispetto a quelle del 4G al suo esordio: 21,46 euro contro 20,59 euro. Certo, ora in quel prezzo c'è molto di più, minuti e sms illimitati e 50 GB di traffico (contro 100 minuti e sms, 5 GB col 4G dell'epoca).

Ma è anche grazie alla normale evoluzione della tecnologia, che abbatte i costi a monte per l'operatore. Si tenga conto che l'efficienza spettrale del 5G è di 5-6 volte superiore (30 bit per hz di spettro) rispetto al primo 4G.

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