04 marzo 2020

Bari. Giovane ivoriano salvato con trapianto di fegato. Prof. Lupo: "Una storia straordinaria"

“Una storia ordinaria, eppure al contempo straordinaria”. Così il Prof. Luigi Lupo, Direttore dell’U.O.C. Chirurgia Generale e Trapianti di fegato del Policlinico di Bari, ha definito il caso di un ragazzo ivoriano sottoposto con successo a un trapianto di fegato a tempo record che gli ha salvato la vita.

“È una storia ordinaria – ha detto il Prof Lupo a RCS Salute – perché si tratta di un tipo di operazione che eseguiamo continuamente. Ma è straordinaria per la vicenda umana di questo ragazzo che nel suo dramma ha trovato tanto sostegno e solidarietà”.

Ismail Sangare, 15enne proveniente dalla Costa d’Avorio, è giunto in Italia oltre un anno fa. Era partito in cerca di una vita migliore, fra i tanti uomini e donne che ogni giorno affidano le loro speranze al Mediterraneo e a quel mondo in apparenza lontano ma dispensatore di opportunità che è l’Europa. Al mare, però, Ismail era giunto solo dopo un lungo viaggio a piedi dal centro fino al nord dell’Africa, restando anche bloccato per un periodo in un campo profughi libico. Poi finalmente la traversata verso l’Italia, durata ben due giorni, che il ragazzo ha trascorso su un barcone, in condizioni disumane.

Passato quest’incubo, Ismail si era stabilito in Puglia, a Bari, aveva ottenuto un permesso di soggiorno regolare nel nostro Paese e un lavoro in un bar. Ma un’epatite acuta fulminante stava per spegnere la sua giovane esistenza in corso di riscatto. È stato quindi condotto al Pronto Soccorso del Policlinico, per poi essere ricoverato in Rianimazione.

“Il nostro sistema sanitario ha funzionato alla perfezione – ci ha spiegato il Prof. Lupo – il fegato compatibile è stato trovato subito, grazie a una famiglia pugliese ha donato gli organi di un familiare deceduto. In casi simili, visto l’alto rischio di morte, si apre un’emergenza nazionale. Fortunatamente, abbiamo potuto eseguire il trapianto immediatamente dato che il fegato è stato individuato proprio a Bari”.

“Il giovane – ha spiegato ancora il Professore – non aveva una sistemazione ed è stato perciò ospitato in una comunità locale grazie alla stessa equipe che lo aveva salvato. I medici e gli infermieri del Policlinico lo hanno assistito andando anche ben oltre il punto di vista medico. Si tratta quindi di una storia di una sanità dal volto umano, una di quelle vicende che rischiano di perdersi nel clamore delle notizie negative sul mondo sanitario, e che invece meritano di essere conosciute per il loro messaggio di umanità e solidarietà”.

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