04 marzo 2020

La gita in India si trasforma in un incubo a occhi aperti per 16 italiani finiti in quarantena

Doveva essere il viaggio della vita, quella traversata oltreoceano da ricordare per sempre, ma invece si è trasformata in un vero e proprio incubo, perché 16 dei 21 turisti italiani, provenienti dal lodigiano, sono risultati positivi al test del Coronavirus e ora dovranno affrontare la malattia in India. Tra questi ci sarebbe anche un medico in servizio, prima del viaggio, a Codogno. Dunque, potrebbe essere proprio lui il presunto paziente 0.

Tuttavia, Il primo ad accusare i sintomi venerdì scorso era stato un signore italiano di 69 anni, residente in provincia di Lodi. L’uomo è stato ricoverato all’ospedale di Jaipur, nel Rajasthan, era risultato negativo al primo tampone. Un secondo test che ha invece confermato il contagio e anche la moglie è risultata positiva al test. È quindi scattato subito l’isolamento dell’intero gruppo di 13 donne e 8 uomini, trasportati alla struttura sanitaria militare di Chhawla dalla Forza di Polizia Indo-Tibetana.

L’esito dei test cui sono stati sottoposti ha rivelato che altri 14 italiani avevano il coronavirus, per un totale di 16 connazionali contagiati, più il loro autista e due guide indiane. I risultati degli esami hanno innescato quella che al momento è la quarantena più grande in India.

Secondo la Ndtv, il primo italiano diagnosticato sarebbe già in fase di recupero, con valori di pressione buoni e senza febbre, mentre il restante gruppo resta sotto osservazione. La comitiva era arrivata in India a fine febbraio, prima che scattassero i controlli medici alla frontiera, e avevano viaggiato in sei province, visitando alcune città del nord dell’India tra le quali Jaipur, Jodhpur, Bîkâner e Agra. Ora tutte le sale, i corridoi, i ristoranti e le stanze degli hotel dove sono stati ospiti i lodigiani dovranno essere disinfettate, mentre il personale degli hotel e le guide locali verranno testati per verificare se vi sia stato contagio.

Il ministro della Salute indiano Harsh Varhan ha annunciato che gli screening della temperatura corporea tramite termo-scanner con compilazione di formulario di auto-certificazione medica verranno ora istituiti in tutti gli aeroporti indiani, alla frontiera con il Nepal e Bangladesh e nei porti. Chiusi anche i voli da e verso l’Italia.

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