05 marzo 2020

Siria e Lesbo, c’è un esercito di bambini dannati e condannati a morte tra sofferenza e fame

Si potrebbe sicuramente definire il dramma umanitario del secolo. Una sconfitta globale, perché se al centro dell’odissea ci sono migliaia di bambini, la situazione è grave sotto ogni punto di vista.

Bashar al-Assad a Idlib, roccaforte jihadista assediata dalle truppe di Damasco nel nord-est del Paese è il luogo dove oggi, centinaia di persone fuggono ogni giorno. Scappano da fame e guerra, dalle bombe e dalla morte. Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi di un super papà, che in realtà di magico non ha nulla, se non la voglia di far sorridere sua figlia, inventando un gioco, per coprire il rumore delle bombe di Damasco che distruggono la Siria. Ma purtroppo, quella piccola vignetta commovente, è un caso isolato perché in Siria si muore.

Le fonti ufficiali europee oggi parlano di circa 1.300.000 cittadini – tra cui molti bambini – bloccati in territori di guerra siriani. Si tratta di chi ancora non è riuscito a fuggire, intraprendendo un viaggio tra freddo e fame, per arrivare in qualche campo profugo. Il commissario europeo per l'immigrazione, Margaritis Schinas, ha chiesto alla presidenza di turno croata dell'Ue di convocare una riunione urgente dei ministri dell'Interno dei Ventisette per discutere della situazione venutasi al confine tra Turchia e Grecia. Lo ha reso noto lo stesso commissario in un tweet. 

Sono al momento 80.888 i migranti che hanno attraversato il confine con l'Ue fino a questo momento, rende noto il capo della comunicazione della presidenza turca, Fahrettin Altun. Tuttavia, chi è fuggito dalla Siria è rimasto bloccato sull’isola di Lesbo, dove l’inferno si tocca con mano. L’isola greca ospita infatti, migliaia di migranti che vorrebbero l’Europa per una vita migliore, ma restano bloccati in una sorta di lager a cielo aperto: truppe giornalistiche, a Lesbo, hanno raccontato di bambini – appena sei anni – che già tentano il suicidio e compiono atti di automutilazione. Tra depressione e paura, i “dannati” siriani sono costretti a vivere in uno stato disumano, in attesta che il prossimo scafista, per 4mila euro, gli offra un passaggio per raggiungere un altro luogo dove forse, potrebbero trovare una vita migliore di quella che si sono lasciati alle spalle.  

Il più grande campo profughi di Europa, sono terribili le parole di Gavoni, in lizza per il premio Nobel per la pace

Sono terribili le parole di Nicolò Govoni, il 27enne italiano che aiuta i bimbi rifugiati. Il suo racconto parla di gas lacrimogeni e spari contro i gommoni, degli hotspot lager in cui i piccoli arrivano addirittura a suicidarsi all’ennesimo corpicino esanime nel mare, che ormai somiglia più a un cimitero che a una distesa d’acqua salata.

Le tensioni in Turchia stanno raggiungendo picchi vertiginosi

In molte città di confine si stanno svolgendo proteste, in alcuni casi con gruppi di cittadini turchi che attaccano siriani o attività gestite da siriani come rappresaglia. Per tutta risposta, la Turchia ha intensificato il proprio impegno militare in Siria – ha detto sui social Nicolò Gavoni -. Ankara ha anche aperto la via verso i confini europei, sospendendo le operazioni di pattuglia acquistate dall’UE attraverso l’accordo del 2016 (una strategia barbarica, a mio avviso, nonché poco lungimirante) e in cambio di 6 miliardi di euro (promessi). Negli ultimi giorni, si stima che superino i 30.000 i profughi accalcatisi ai confini greci, sia marittimi sia di terra, scontrandosi con la polizia e manipoli di cittadini pronti a farsi giustizia privata”.

Dall’altra parte della barricata, troviamo i greci, esausti anche loro, con gli hotspot, i campi profughi di ricezione e registrazione, ormai conosciuti come dei “lager europei a cielo aperto”.

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