09 marzo 2020

L’Italia della ludopatia, i report sono allarmanti: oltre 100 miliardi di euro spesi ogni anno

Mentre l’attenzione del Governo si concentra sulla lotta alle droghe leggere, c’è un “virus” altrettanto allarmante che spesso e volentieri viene ignorato. Parlare di scarsa prevenzione sulla ludopatia purtroppo è d’obbligo perché, ormai l’esercito degli schiavi del gioco, include fasce d’età che comprendono ragazzini poco più che diciottenni – nei casi fortunati – per passare agli over 60, e dunque parliamo di milioni di persone. Di fatto in Italia giocano d’azzardo in maniera legale, alla luce del giorno e senza troppi controlli da parte degli organi preposti, un italiano su due.

A dimostrare questo fenomeno allarmante è l’ultimo dossier dell’AAMS - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: il numero delle puntate registrate in Italia nel 2019 avrebbe raggiunto i 106,8 miliardi. Un dato pronto a indicare che la diffusione delle slot machine fisiche in Italia sono in continuo aumento, sia per il numero di dispositivi di gioco distribuiti lungo tutto lo stivale che per l'effettivo numero di giocate registrate.

Insomma, ci avrete fatto caso tutti che ormai è diventato veramente difficile riuscire a prendere un caffè senza “inciampare” in un dispositivo mangia soldi autorizzato dalla Stato, che si somma ai vari gratta e vinci, Lotto e lotterie istantanee.

Tuttavia, per comprendere bene quanto ormai sia radicato il gioco in Italia, occorre snocciolare e analizzare i numeri relativi alla spesa media degli italiani per il gioco.

Miliardi di euro (in fumo) spesi per il gioco

Negli ultimi anni la raccolta derivante dal gioco in Italia ha fatto segnare un tasso di crescita davvero elevato, arrivando a sfiorare anche i 30 miliardi di euro nell’ultimo anno per i dati online (contro i 14 miliardi di euro raccolti sette anni fa). Nel computo totale balza subito all’occhio il dato relativo alle slot machine che, solo nel 2019, hanno fatto registrare da sole una raccolta di circa 10 miliardi di euro, ovvero più di un terzo dell’ammontare complessivo raccolto.

Sul suolo italiano esistono oltre 360mila apparecchi da gioco, tra videolottery e slot machine. Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in una delle ultime riunioni della Commissione Finanze alla Camera, le tre regioni dove è maggiore la presenza delle slot sono la Lombardia (con quasi 50mila dispositivi di gioco disponibili, ovvero uno ogni 200 abitanti), la Campania con 39mila apparecchi e il Lazio con poco meno di 38mila. A seguire troviamo tre regioni del Nord come il Veneto (con 34mila dispositivi di gioco disponibili sul territorio), il Piemonte (quasi 30mila) e l’Emilia Romagna (23mila). Tra le prime dieci regioni italiane di questa speciale classifica ci sono anche la Puglia (a quota 22mila), la Calabria (15mila) e la Sicilia (19mila). 

Grave il focus sulla Lombardia, con una città che negli ultimi anni si è guadagnata il titolo di Las Vegas d’Italia. Stiamo parlando di Pavia, cittadina con poco più di 73mila abitanti e circa 650 slot machine diffuse sul suo territorio.

Ludopatia, la malattia che si diffonde nelle sale slot

Sono oltre 1,3 milioni gli italiani malati patologici di dipendenza da gioco d'azzardo, ludopatia.
Solo poco meno del 10% (circa 12mila) sono in cura. In sostanza, e come se ogni italiano scommettesse un totale di 1.780 euro all'anno, arrivando dunque a spendere, complessivamente con tutti i ciochi disponibili, circa 100 miliardi di euro. A evidenzialo è anche Consulcesi: dietro questi numeri si celano tantissimi giocatori occasionali (o semplici appassionati) ma anche un volume sempre più̀ consistente di casi patologici.

Le persone affette da ludopatia solitamente stabiliscono con il gioco un rapporto esclusivo e altamente coinvolgente. L'elevato livello di eccitazione li spinge a trascurare famiglia, affetti e lavoro. Il Decreto legge 87 del 2018 ha introdotto disposizioni di contrasto al gioco d'azzardo (tra cui il divieto di qualsiasi forma di pubblicità) ed è allo studio un riordino complessivo del settore. Ma il fenomeno necessita di continui aggiornamenti anche da parte del personale medico-sanitario.

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