28 febbraio 2020

Trapianto cross-over. Il Prof. Michele Battaglia ci spiega "l'algoritmo che migliora la vita"

Ha suscitato grande interesse nei nostri lettori la notizia dello straordinario trapianto “cross-over” eseguito con successo al Policlinico di Bari, realizzato grazie a una vera e propria catena di solidarietà che ha coinvolto ben quattro regioni italiane.

Per approfondire al meglio l’argomento, abbiamo chiesto al Prof. Michele Battaglia, direttore dell'Unità operativa complessa di Urologia e trapianto di rene dell’Azienda universitario ospedaliera Policlinico di Bari (la cui equipe ha eseguito l’intervento), di spiegarci in maniera semplice in cosa consiste questa complessa procedura.

“Si è parlato di tre vite salvate, anche se in realtà sarebbe più appropriato definirle ‘vite migliorate’, in quanto si trattava di trapianti di rene, e nessuno dei pazienti coinvolti era in pericolo di vita, un rischio che può comunque presentarsi in casi particolari”, spiega il Prof. Battaglia.

Ma cosa ha reso questa procedura così straordinaria? In fondo, il trapianto “cross-over”, basato appunto sull’incrocio fra coppie di donatori e riceventi (ad esempio: marito donatore e moglie ricevente) incompatibili tra loro, è una modalità già consolidata da anni. Ebbene, in questo caso, l’eccezionalità non sta tanto nel ricordo al cross-over, ma nell’impiego di un complesso algoritmo che consente di individuare dei precisi “abbinamenti” attraverso il confronto di dati.

Si tratta del New England Program for Kidney Exchange (NEPKE), sistema messo a punto da Alvin Roth e Lloyd Shapley, insigniti del Premio Nobel per l’Economia nel 2012. Un’”economia” applicata però direttamente alla salute, che può consentire appunto di migliorare la vita a molti pazienti.

“L’algoritmo – ci spiega il Prof. Battaglia – abbina al meglio la richiesta con l’offerta, in questo caso tra chi vuole donare e chi ne ha bisogno, scegliendo in base a delle caratteristiche preimpostate. In questo modo possiamo individuare donatori compatibili in qualsiasi parte del mondo attraverso il confronto dei dati, trovando il miglior donatore per il miglior ricevente. Ricorrendo a questa tecnologia applicata ai trapianti, negli Stati Uniti è stato possibile addirittura creare una catena di ben 85 trapianti”.

Nel nostro caso, i trapianti sono stati tre, seguendo un processo ha coinvolto le Regioni Veneto, Sicilia, Puglia e Piemonte. La catena è partita da Padova, passando poi per Bari, Palermo e infine Torino. Nella prima coppia, quella di Padova – chiarisce l’esperto – la moglie, incompatibile con il marito, ha ricevuto un rene prelevato da un paziente deceduto. Il marito ha donato poi il proprio rene a una paziente di Palermo, il cui padre ha donato a sua volta il suo rene a un paziente di Bari. La moglie di quest’ultimo ha infine donato il suo rene a un altro paziente in lista d’attesa a Torino.

“I primi trapianti cross-over – afferma ancora il Prof. Battaglia – erano eseguiti senza alcun algoritmo, ma attraverso accordi. Questa volta, invece, tutto è avvenuto in tempo reale. In questo modo è possibile generare catene lunghissime di trapianti per aiutare un numero sempre maggiore di pazienti”.

Condividi su:



Articoli Correlati