20 febbraio 2020

Aborti, in Italia sono in calo ma continua la diatriba politica sulla legge 194

Negli ultimi giorni questa legge è stata motivo di accesissimi dibattiti politici tra pareri contrastanti e polemiche. A finire al vaglio degli “anti-ivg” è stata appunto la legge 194 – ovvero l’interruzione volontaria di gravidanza – messa in discussione e addirittura considerata da qualche politico una soluzione “a uno stile di vita incivile”.

Considerazioni che non solo hanno trovato un parere contrastante della comunità scientifica, ma anche dai numeri relativi agli aborti in Italia: nessuna scelleratezza perché, gli aborti ripetuti, a partire dagli anni ’90, sono in costante diminuzione.  

Gli aborti ripetuti nel nostro Paese sono ben inferiori alle soglie attese e rappresentano il valore più basso registrato a livello internazionale. È quanto emerge dall'ultima relazione al Parlamento sull'interruzione volontaria di gravidanza (ivg), depositata nel 2019 dal ministero della Salute.

Nel 2017 (ultimo anno di cui si hanno i dati) le donne che hanno avuto una precedente esperienza d'aborto sono state in media il 25,7%, in calo rispetto al 2016 in cui erano state il 26,4%. In particolare, il 18,3% ha avuto un'esperienza precedente, il 5,1% due aborti, l'1,4% tre, e lo 0,9% quattro o più interruzioni volontarie (un dato quest'ultimo in calo dal 2015). Complessivamente per le donne italiane il dato è più basso (21,3%) rispetto alle straniere (36%), ma per entrambe in diminuzione rispetto all'anno precedente (rispettivamente 22,1% e 37%).

A livello regionale, nel 2017, la frequenza più alta di ivg ripetute per le italiane si è avuta nelle regioni del Sud con il 23,4%, mentre se si considerano italiane e straniere è maggiore al Nord in Liguria (32,8%), al Centro in Toscana (29,5%) e al Sud in Puglia (32,0%). Se si fa il confronto con altri Paesi, il valore italiano rimane il più basso a livello internazionale: in Inghilterra e Galles è del 39%, in Olanda del 35,2%, in Spagna del 37,6% mentre in Svezia e Stati Uniti del 43,7%.

"L'evoluzione della percentuale di aborti ripetuti che si osserva in Italia - si legge nella relazione del ministero - è la più significativa dimostrazione della reale diminuzione nel tempo del rischio di gravidanze indesiderate e del conseguente ricorso all'ivg". Infatti, se tale rischio fosse rimasto costante, conclude, "avremmo avuto dopo 40 anni dalla legalizzazione una percentuale poco meno che doppia rispetto a quanto osservato. La spiegazione più plausibile è il maggiore e più efficace ricorso a metodi per la procreazione consapevole, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della legge".

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