13 febbraio 2020

Balzanelli (SIS 118): "Urgentissima riforma del 118 con medico e infermiere insieme"

Davanti al pericolo più concreto di perdere la vita da un momento all'altro, quindi in condizioni – drammatiche - di emergenza sanitaria, lo standard assistenziale del soccorso fornito dallo Stato non può affatto intendersi, a titolo esclusivo, quale definito dal livello legislativo regionale, con il rischio di avere, a causa dei principi sanciti dalla riforma del titolo V della Costituzione, tante modalità completamente diverse di concepire e di assicurare il soccorso, completamente difformi l'una dall'altra, per quante sono le regioni del Paese.

Davanti a chi sta per morire, lo standard di risposta del Sistema di Emergenza Territoriale 118 nazionale deve essere, senza "se" e senza "ma", uguale – in termini di qualità prestazionale erogata - per tutti i cittadini, aventi tutti, nel momento più drammatico della loro vita, pari diritto di ricevere la migliore risposta sanitaria possibile, in modo del tutto indipendente dal territorio regionale in cui si verifichi l'evento critico.

Chi si trovi in evidente pericolo di perdere la vita ha, pertanto, necessità assoluta di ricevere da parte del Sistema di Emergenza Territoriale (SET 18) un soccorso uniforme, omogeneo, di carattere tempo dipendente, del più elevato livello qualitativo possibile, caratterizzato, quindi, dagli atti fondamentali della diagnosi, anche interpretata quale primo orientamento sindromico, e di una terapia potenzialmente salvavita.

Il livello più elevato di qualità del soccorso, nel nostro Paese, prevede, pertanto, che presso il paziente sia istituzionalmente assicurata, nel minor tempo possibile, a bordo dei mezzi di soccorso del SET 118, la presenza del medico e dell’infermiere, insieme all'autista-soccorritore, ossia dell'unica tipologia di equipaggio che comprenda, sviluppi e renda operativo, in tempi brevissimi, l'insieme di tutte le competenze atte a garantire, complessivamente, al paziente le più elevate possibilità di sopravvivenza.

In tale contesto, come compiutamente motivato dal recente comunicato degli infermieri del Consiglio Direttivo Nazionale della SIS 118, le competenze del medico e dell'infermiere si integrano, si completano, si valorizzano reciprocamente, aventi, quale unica più doverosa finalità, il miglior esito possibile di salute del paziente.

Proprio l’infermiere del SET 118, si è ribadito, con assoluta convinzione, e a più riprese, si pone oggi, e sempre di più, quale professionista insostituibile, autorevole e determinante dei vari scenari operativi che caratterizzano l’emergenza - urgenza sanitaria preospedaliera.

Va, al riguardo, contestualmente precisato che le dinamiche di integrazione, cooperazione, sinergia ed interscambio culturale che si realizzano, virtuosamente, negli scenari della Medicina di Emergenza Territoriale tra le figure professionali del medico e dell'infermiere non prevedono e non sostanziano, in alcun modo, un confondersi tra le stesse, uno svanire delle rispettive identità, uno stemperarsi o lo sconfinare franco delle proprie competenze, come sempre brillantemente sottolineato agli atti dagli infermieri del Consiglio Direttivo Nazionale della SIS 118, nel contesto, nel “perimetro”, peraltro con estrema chiarezza normato dal legislatore,  delle competenze altrui.

La recente pretesa, scomposta, arrogante e a dir poco farneticante, di taluni di assumere quale modello da proporre per la nazione i Sistemi di Emergenza Territoriale 118 di alcune regioni caratterizzati dalla progressiva scomparsa a bordo dei mezzi di soccorso della figura del medico, è giuridicamente inaccettabile, ingiustificabile, irricevibile, perché - secondo quanto sancito dalla vigente legislazione - il medico è, piaccia o meno, l'unica figura professionale abilitata a fare diagnosi e a prescrivere la terapia, fattori dimensionali che in emergenza fanno, semplicemente, la differenza tra la vita e la morte.

Una differenza che non è ancillare, irrisoria, trascurabile, perché riguarda in sostanza la vita e le condizioni di vita, e che quindi ha valore assoluto e non quantificabile.

In un team medicalizzato, infermierizzato e tecnicizzato del Sistema 118 non esiste, peraltro, a nessun titolo, l'autonomia: si è interdipendenti, ciascuno verso tutti gli altri e tutti verso ciascuno. D'altro canto, in un team, piaccia o meno, vi è- necessariamente- un team leader, ossia chi decide, perché ha ruolo specifico e competenze pertinenti rispetto al ruolo che, proprio perché ci si trova in emergenza, impongono – in quel preciso istante - di decidere, configurando, quindi, il dovere giuridico inalienabile di decidere.

In un team del Sistema 118, la collaborazione, l'automatismo, la sinergia, che sono i “grandiosi” fattori chiave di un "successo terapeutico", non sostituiscono affatto la disciplina di team, per cui ciò che viene deciso dal team leader deve essere necessariamente attuato, peraltro senza perdere un solo istante, dagli altri componenti del team.

La disciplina di team si pone, quindi, nel delicatissimo contesto operativo connotante l’emergenza sanitaria, esclusivamente quale fattore sostanziale di garanzia istituzionale di qualità delle cure rispetto al principio di tutela della vita di qualcuno che, proprio in quel momento, sta per morire, davanti al cui dovere di osservanza, è inconcepibile qualsiasi forma di delirio rivendicativo a sfondo anarchico, esclusivamente rivelante, laddove presente, grave, più irresponsabile e perniciosa, sindrome dispercettiva.

Pretendere di fare di un "mezzo gaudio il mal comune", ossia, quale scelta "innovativa" di una politica sanitaria nazionale, di rifilare agli italiani in pericolo di perdere la vita l'arrivo di equipaggi di soccorso a cui, per impostazione gestionale, secondo visione organizzativa stessa di Sistema, venga progressivamente sottratto, sino alla verosimile prossima scomparsa, il medico di emergenza significa compiere un gigantesco salto all’indietro, configura scelta scellerata, pesantemente fallimentare che, laddove perseguita, non solo non verrà accettata dalla gente ma che, in caso di evento avverso, verrà contestata in ogni sede giuridicamente competente, penale e civile, potendosi - in ogni momento- dimostrare agli atti di numerose realtà regionali, suffragati da studi autorevolissimi di livello internazionale, e senza alcun timore di essere smentiti, che la presenza del medico a bordo dei mezzi di Soccorso del SET118 aumenta in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti critici.

Il medico di emergenza territoriale ha, invece, oggi più che mai, insieme all'infermiere di emergenza territoriale, pieno diritto non solo di riconoscimento, quanto di vera e propria più legittima rivendicazione da parte della “base della società civile” che, auspichiamo, si traduca in norma e quindi in una riforma legislativa del Sistema.

Va, al riguardo, sottolineata la necessità più urgente di ridefinizione delle piante organiche mediche regionali dedicate del SET 118, auspicando quanto prima la definizione normativa ministeriale di un "indice di medicalizzazione e di infermierizzazione da rendersi obbligatorio per le regioni", in rapporto percentuale al bacino di popolazione servita, che veda riconosciuto il diritto di tutti i cittadini del Paese di ricevere reali, tangibili, pari possibilità di accesso alle cure, e, di stretta conseguenza, che tuteli, a vantaggio di ciascuno e di tutti, il sacrosanto diritto di poter evitare con le maggiori probabilità possibili l’evento morte o l’insorgere di una disabilità permanente che possa considerarsi, per ambito di contesto gestionale, evitabile. 

"Ciascuno è se stesso ed al contempo non può essere l'altro", utilmente suggerisce alla riflessione una moderna traduzione del pensiero di Parmenide di Elea.

Quindi, non solo il medico, che non è un infermiere, non solo l’infermiere, che non è un medico, ma insieme medico e infermiere.

Perdoni Pirandello l’importuno atto dello scomodare, ma - stando così le leggi - “così è, se vi pare”.

Mario Balzanelli, Presidente Nazionale Società Italiana Sistema 118

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