07 febbraio 2020

Coronavirus, il Capo di Stato contro il razzismo, a sorpresa dai bambini cinesi   

Il nuovo coronavirus cinese ha creato una spirale di odio e razzismo, in particolare contro la cultura cinese. Il motivo è semplice: il virus è partito da Wuhan, città della Cina e si è diffuso rapidamente in 25 Paesi. Ora, la comunità orientale purtroppo viene considerata come la “causa” dell’epidemia.

Tuttavia, a lanciare un messaggio di conforto è stato, in mattinata, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronto a compiere un gesto antirazzista diretto soprattutto alla comunità cinese, recandosi a sorpresa in una scuola elementare dove è molto alta la presenza di bambini stranieri. La scuola si chiama "D. Manin", nel quartiere Esquilino di Roma, istituto che si contraddistingue per la sua multiculturalità.

Un gesto distensivo e simbolico da parte del Capo dello Stato nei confronti della comunità cinese residente da anni in Italia, colpita dalle ricadute della vicenda del coronavirus.

L'Esquilino è un quartiere della capitale a forte presenza di immigrazione, specialmente cinese. Il capo dello Stato ha visitato alcune classi, si è intrattenuto con i bambini e i docenti e un gruppo di ragazzi delle medie di diverse nazionalità ha intonato l'inno di Mamelim sventolando al termine fazzoletti tricolore.

Mattarella è andato in una classe delle elementari dove si stava svolgendo una lezione su amicizia e pace. "Amicizia e pace sono fondamentali e voi lo sapete. Auguri ragazzi", ha detto il presidente ai bambini. In un'altra aula si parlava della storia di Gulliver, "per imparare a stare tutti insieme", come ha spietato l'insegnante.  I ragazzi hanno regalato a Mattarella un cartellone con la scritta 'La scuola è di tutti' e il disegno delle impronte di mani di vari colori.

"È stata una bella sorpresa, ha voluto incontrare i bambini e stringere loro la mano", ha commentato la preside Manuela Manferlotti precisando che nella sua scuola "il 45% degli alunni sono migranti di seconda e terza generazione".

Fonte: La Repubblica

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